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SINOSSI:
Vent’anni fa, il 18 marzo 1996, con l’applicazione delle ultime clausole del trattato di Dayton aveva termine l’assedio di Sarajevo. Dopo indicibili sofferenze durate più di mille giorni, i sarajevesi, silenziosi e composti nel loro dolore, tornarono quel giorno a popolare le strade della città. Non si abbandonarono a manifestazioni di esultanza, non
sfilarono in parate, con discorsi ufficiali, plotoni d?onore, soldati pronti a scattare sull’attenti, nuovi e vecchi eroi da decorare. Sotto un cielo plumbeo, in quella giornata storica, regnava il silenzio. Per le vie della città finalmente libera, quasi stupiti di essere ancora vivi, c’erano anche Mimo, Greta, Serif, Edo e altri sconosciuti campioni di una strenua, formidabile resistenza umana alla barbarie, fatta di fame, sete e freddo, pioggia di granate, stragi, paura e assuefazione alla paura. I cittadini del film, vittime inermi e combattenti coraggiosi, creature offese ed eroi disarmati, tutti accomunati nel martirio di Sarajevo, resero allora, con il potere della parola, una testimonianza diretta e dolente che
oggi dimostra di trascendere la narrazione documentaristica per farsi apologo esemplare su una fra le immani tragedie del secolo breve.
Vent’anni fa, il 18 marzo 1996, con l’applicazione delle ultime clausole del trattato di Dayton aveva termine l’assedio di Sarajevo. Dopo indicibili sofferenze durate più di mille giorni, i sarajevesi, silenziosi e composti nel loro dolore, tornarono quel giorno a popolare le strade della città. Non si abbandonarono a manifestazioni di esultanza, non
sfilarono in parate, con discorsi ufficiali, plotoni d?onore, soldati pronti a scattare sull’attenti, nuovi e vecchi eroi da decorare. Sotto un cielo plumbeo, in quella giornata storica, regnava il silenzio. Per le vie della città finalmente libera, quasi stupiti di essere ancora vivi, c’erano anche Mimo, Greta, Serif, Edo e altri sconosciuti campioni di una strenua, formidabile resistenza umana alla barbarie, fatta di fame, sete e freddo, pioggia di granate, stragi, paura e assuefazione alla paura. I cittadini del film, vittime inermi e combattenti coraggiosi, creature offese ed eroi disarmati, tutti accomunati nel martirio di Sarajevo, resero allora, con il potere della parola, una testimonianza diretta e dolente che
oggi dimostra di trascendere la narrazione documentaristica per farsi apologo esemplare su una fra le immani tragedie del secolo breve.
